Reggio Calabria
 

Lucano: “Non penso alle Regionali, non voglio avere ruoli”. Sull’immigrazione bordate al Pd e a Minniti

lucanoconferenzastampa8setdi Mariateresa Ripolo - "Non ho fatto questo per interessi economici. Possono girare quanto vogliono non troveranno nulla. Per quanto riguarda i matrimoni, non li abbiamo fatti alla fine!". Mimmo Lucano lancia solo messaggi di natura politica e ideologica nella conferenza stampa che segna il suo ritorno a Riace dopo la revoca del divieto di dimora. Ma entra nel merito delle accuse che la Procura di Locri gli contesta nell'ambito del procedimento "Xenia", dove è tuttora imputato.

Ma assicura: "Non penso alle Regionali. Non voglio avere ruoli".

Per l'ex sindaco di Riace, la sua vicenda giudiziaria, comunque, si muove sul doppio binario insieme all'aspetto mediatico: "Mi hanno detto pure che bevo champagne!" dice provocando l'ilarità di chi ascolta. Ma è solo un passaggio per introdurre il tema della delegittimazione di cui sarebbe stato vittima: "Per fortuna non si distruggono i valori distruggendo una persona. Noi non abbiamo voce in capitolo, cercando eliminarti o fisicamente o a livello giudiziario. Io sono stato una piccola realtà locale. Questa storia giudiziaria è ancora tutta da chiarire".

"Perché a San Ferdinando sono morte le persone bruciate vive? Becky deve ancora avere giustizia" dice facendo riferimento alla giovane ragazza africana morta bruciata viva nel tentativo di riscaldarsi dal freddo che in inverno è tagliente nella tendopoli di San Ferdinando. E' solo uno dei casi di cronaca che Lucano rammenta per argomentare il proprio pensiero. Anche l'ultimo, inquietante, caso del bambino marocchino preso a calci a Cosenza: "È il fallimento della società dei consumi. I valori umani sono crollati e ha lasciato spazio all'odio e alla deriva dell'umanità".

L'idea di Lucano è che tanto dall'immigrazione, quanto dai rifiuti – che poi rappresentano il cuore delle accuse mosse a suo carico – si possano trarre risorse e occasioni per non far morire un territorio, ma, anzi, per farlo risorgere: "Nel 2009-2010 c'è stato una dilatazione del sistema perché i flussi migratori sono aumentati. Ho conosciuto il prefetto Luigi De Sena e mi ha portato a conoscere Mauro Morcone, subito mi ha fatto una proposta per fare un tentativo di reinserire i profughi. Noi abbiamo dato disponibilità per 200 o 300 posti. Da qui sono nate altre associazioni, un proliferare. Purtroppo non tutte hanno agito in modo pulito dati gli interessi economici".

Ed ecco, appunto, che la situazione avrebbe preso una piega diversa. Lucano si trova dover portare avanti una nobile idea, gestendo però qualcosa di più grande. "Nel 2016 sono state messe in evidenza delle criticità a livello burocratico e io ne ero consapevole. I soldi da Riace sono arrivati in Africa, io avevo capito che si può fare accoglienza integrata perché i soldi bastano. Qui ha fatto la differenza Riace". Ma il clima peggiora: "Poi questa oppressione di carattere politico. Quello che ho vissuto quest'anno è stato qualcosa di sconvolgente. Non voglio un governo che agisca con cattiveria. Non ci serve più questa disumanità". E, però, l'ex sindaco parla di "miracolo", probabilmente alludendo al cambiamento di Governo, che ha estromesso il leader della Lega, Matteo Salvini, e al suo rientro a Riace. Se, evidentemente, Salvini è stato il più duro oppositore delle politiche di Lucano e dell'accoglienza, l'ex sindaco non risparmia nemmeno il centrosinistra: "Anche il Partito Democratico con l'ex ministro Marco Minniti era convinto che per intercettare il consenso elettorale doveva essere passare sulla pelle dei migranti. Non giriamoci intorno. È stato incurante e non ha detto una parola". Proprio sul Pd, Lucano non risparmia parole molto dure: "Non sono del Pd, sono di sinistra". Una sinistra che, a suo dire, oggi è "immaginaria".