Reggio Calabria
 

Reggio, Attendiamoci Onlus e Collegi di Pavia insieme “per portare amore là dove c'era odio”

"Il 13 novembre, nella storica Aula Magna dell'Università di Pavia, si è svolta la conferenza di lancio del progetto "Dove è odio che io porti l'amore. Valenza educativa della gestione dei beni confiscati da parte dei giovani", pensato dall'Associazione Attendiamoci Onlus e in corso di realizzazione con la collaborazione dell'Università di Pavia e tre collegi universitari: il Cairoli, il Cardano ed il Santa Caterina. L'idea sottesa all'iniziativa progettuale consiste nella sensibilizzazione degli universitari alla progettazione in ordine alla gestione di beni confiscati: coinvolgere gli studenti in una forma di impegno civico intesa quale dimensione educativa utile alla propria formazione integrale e finalizzata a giovani svantaggiati. Pensare di ricorrere allo strumento della gestione di beni confiscati alla criminalità significa poter acquisire competenze specifiche ed ascoltare testimoni significativi, tra cui anche quanti operano direttamente e concretamente alla conduzione di immobili confiscati.
Il primo appuntamento formativo, moderato da Demetrio Maltese, socio di Attendiamoci e coordinatore delle iniziative milanesi, è stato partecipato da oltre cinquanta studenti. Dopo il saluto dei Rettori dei collegi –Giovanna Torre per il Santa Caterina; Andrea Zatti per il Cairoli e Giuseppe Faita per il Cardano – ha aperto i lavori la relazione di Marisa Musaio, associata di pedagogia nell'Università "Cattolica" di Milano: prendendo le mosse da una suggestione romanzata sulla invisibilità dei giovani d'oggi, ha affrontato – quasi come ossimoro – il loro necessario protagonismo, specialmente nei percorsi di incubazione educativa. Le più recenti indagini sul mondo giovanile – a partire dal Rapporto Giovani 2018 dell'Istituto Toniolo – hanno messo in evidenza la necessità di rileggere il mondo giovanile non come problematica ma come risorsa. Considerati i dati e le esperienze raccolte anche nella didattica, la Musaio ha proposto l'idea della incubazione educativa come originale risposta al protagonismo di creatività dei giovani ed alla necessità che il mondo degli adulti sappia ascoltare, accompagnare, rielaborare relazioni forti. L'intervento successivo ha raccolto l'accorata testimonianza di Alessandra Dolci, coordinatrice della Direzione Distrettuale Antimafia di Milano che, a partire dal suo quotidiano impegno nella lotta alla criminalità organizzata, ha rivolto ai giovani l'invito ad aiutare quanti si spendono in questo campo, con una personale virata di mentalità e con un impegno che associ allo studio il servizio presso presidi di legalità come sono i beni confiscati".

"In conclusione, don Valerio Chiovaro, presidente dell'Associazione Attendiamoci, ha sottolineato come i beni confiscati possano essere veri e propri incubatori di percorsi formativi, a partire dall'esperienza vissuta presso il Villaggio dei Giovani e Via Massena 4, due immobili gestiti da Attendiamoci a Reggio Calabria e Milano. Don Valerio ha poi ribadito che con questo progetto Attendiamoci coniuga i contenuti innovativi in ambito educativo; l'esperienza di "educatori" al bene; gli strumenti di formazione; perché i giovani, a partire dai più svantaggiati, possano sentirsi protagonisti di futuro. Le conclusioni, affidate a Faita hanno sottolineato come iniziative di questo genere possano contribuire a vincere il preoccupante individualismo del mondo contemporaneo. Il progetto continuerà con altri tre incontri nei tre collegi pavesi, avendo – lo si ribadisce – l'obiettivo di formare un gruppo di universitari che sappia gestire immobili confiscati a beneficio dei più svantaggiati. La parte laboratoriale si svolgerà, poi, con una settimana di vita comunitaria presso il Villaggio dei Giovani di Reggio Calabria. Qui gli studenti dell'Università di Pavia potranno sperimentare come si gestisce praticamente un bene e potranno verificare come percorsi di incubazione educativa siano la proposta valida per alimentare la speranza dei più fragile e offrire modelli di cambiamento sociale". E' quanto si legge in una nota dell'associazione Attendiamoci Onlus.