Reggio Calabria
 

Il “Pizi” di Palmi per la legalità contro la pervasività della ‘ndrangheta

"La legalità non si predica, ma si pratica attraverso gli esempi e dev'essere da monito per divenire consapevoli che la libertà individuale, alto valore in sistemi politici democratici, ci consente di vivere in maniera autonoma e dignitosa per tutta la vita".

La Dirigente Scolastica, dell'Istituto d'Istruzione Superiore "N.Pizi", Prof.ssa Maria Domenica Mallamaci, con queste parole ha dato inizio, nel giorno 20 Ottobre, in un'Aula Magna gremita di studenti delle Quinte Classi, all'incontro programmato in seno alla Commissione per la promozione della Legalità: la scuola è, infatti, quel luogo deputato alla formazione dei giovani non solo nell'ambito dell'istruzione, ma soprattutto in quello dell'educazione, avviandoli a vivere in piena consapevolezza di sé e dell'altro, ponendosi come fine primario della vita quello di tutelare sempre la loro propria vita e quella altrui. La vita di ciascuno di noi, infatti, si basa su delle scelte che, quotidianamente, compiamo: ci sono piccole scelte che, se sbagliate, ci consentono di tornare sui nostri passi; ma talvolta alcune strade ci portano in percorsi pericolosi dai quali diventa difficile tirarsi fuori, restando schiacciati dal peso di un macigno che non riusciremo a sgretolare facilmente, pur volendo prenderne le distanze. "Entrare nel giro della 'ndrangheta è tutto questo: è diventare parassiti di un sistema che funziona – lo Stato - preferendo operare nell'illegalità per ottenere sporchi profitti sul lavoro altrui". Il Sostituto Procuratore di Reggio Calabria, Roberto Di Palma arringa così gli studenti, conducendo una disamina attenta e precisa dei casi più conclamati di famiglie ndranghetiste, facendo riflettere i giovani sul fatto che nessuno dei mafiosi muore nel proprio letto: o terminano i loro giorni in carcere, avendo perso per sempre la libertà, o vengono ammazzati da cosche rivali. "E dunque, chi di voi rinuncerebbe alla propria libertà a questo prezzo? Conviene non avere coraggio e cadere in questi gironi infernali? Conviene abbassare la testa? Siate, quindi, sempre vigili nel compiere scelte consapevoli con i vostri pensieri, nel rispetto di voi stessi e del prossimo". Con queste incalzanti domande, il Sostituto Procuratore Di Palma lascia l'uditorio in un profondo silenzio di riflessione su casi giudiziari, su personaggi malavitosi noti nella Piana e sul loro triste esito di vita.

"Il nostro territorio tutto è stato contraddistinto dalle faide, anni in cui la mia infanzia e la mia gioventù sono state segnate da episodi di gravi intimidazioni e omicidi quasi giornalieri. Uscire di casa, nelle ore serali, era quasi un rischio: con le bombe si intimidivano i commercianti a piegarsi al pizzo, al sistema parassitario della mala. E spesso, proprio per piccoli sgarri, nacquero le faide tra famiglie rivali, alcune delle quali si sono estinte, negli anni, per mancanza di materiale umano a seguito di decimazioni reciproche. Parliamo di anni in cui la classe politica negava l'esistenza della mafia, mentre la 'ndrina, per esempio, cominciava a deturpare le nostre coste con discariche a cielo aperto". E'Arcangelo Badolati, giornalista e scrittore, originario di Palmi, a parlare ai giovani, ripercorrendo gli anni della sua gioventù, trascorsi tra la spensieratezza propria di quell'età, sfregiata però da violenti episodi di omicidi, intimidazioni, estorsioni e ricatti. Badolati ripercorre le vicende intrise di sangue di alcune famiglie della Piana, concludendo con un monito: "Bisogna avere coraggio a dire no, ad alzare la testa, a non lasciarsi piegare dalle minacce".

Moderatore dell'incontro è stato Don Ennio Stamile, Referente Regionale Libera. "L'idea dell'Avv. Teresa Famà di organizzare nelle scuole un percorso per formare coscienze libere e responsabili è stata subito abbracciata da me. La presenza a Palmi di un presidio di Libera, intitolato a "Rossella Casini", rende chiara l'explicatio terminorum che presidiare un territorio voglia dire liberarlo finalmente dal cancro esiziale che uccide il futuro dei giovani. L'intitolazione a Rossella Casini è per fare memoria, in ciascuno di noi, di questa persona straordinaria, per dire no al guadagno facile, no alla violenza, sì, invece, al coraggio di denuncia. Bisogna abbattere la statua dell'omertà e l'Associazione Libera ci indica il percorso nuovo, liberato e liberante, in cui tutti dobbiamo fare qualcosa".

Coraggio, responsabilità, onestà, bene comune, libertà e fiducia nello Stato i valori trasmessi, di cui tutti dovremmo giornalmente fregiarci, facendo ognuno la nostra propria parte.