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Reggio: dalle Primarie del Pd un primo campanello d'allarme per Falcomatà

falcomatadi Claudio Cordova - Se le parole sono ostinate, figuriamoci i numeri. E quelli che fuoriescono dalla città di Reggio Calabria sul sindaco Giuseppe Falcomatà e sulla sua cerchia con riferimento alle recenti primarie del Partito Democratico per la scelta del segretario nazionale, non sono affatto incoraggianti. Falcomatà, infatti, sosteneva il candidato poi risultato vincente, il governatore del Lazio, Nicola Zingaretti. Scelta facile, da campione olimpionico di "salto sul carro del vincitore". Proprio lui che, negli anni renziani, aveva sbandierato un particolare feeling con l'ex segretario Dem ed ex premier.

Dalla stessa parte di Falcomatà in un ticket che – profetizziamo - sarà la sua rovina, il consigliere regionale e capogruppo del Pd a Palazzo Campanella, Sebi Romeo. Da mesi, infatti, il giovane sindaco reggino si è consegnato mani e piedi al manovratore del Pd in provincia di Reggio Calabria. Le scelte effettuate per il rimpasto di Giunta, del resto, avevano parlato chiaro fin dal principio.

Dall'altra parte, con gli sfidanti di Zingaretti, il reggente Maurizio Martina e Roberto Giachetti, si erano mosse altre ali del Pd. Se Giachetti è, notoriamente, sponsorizzato dal consigliere comunale Nino Castorina, per Martina si era schierata una compagine piuttosto variegata, che andava dal presidente del Consiglio Regionale, Nicola Irto (e quindi dall'ex deputato Demetrio Battaglia), passando per il giovane Marco Schirripa (notoriamente inviso a Falcomatà) fino al già candidato sindaco di Reggio Calabria, Massimo Canale, che, dopo anni di silenzio politico, si era rimesso in gioco.

Una contesa sentita a livello locale, dato che tutti gli schieramenti si erano spesi senza risparmiarsi. E' evidente, infatti, che quello sulle primarie non poteva che diventare un mini test, un warm up, sulla forza e l'appeal, non solo del sindaco Falcomatà in ottica rinnovo del Consiglio Comunale, ma anche delle altre anime del Partito Democratico. Ed è proprio questo il problema. Nonostante l'impegno del duo Falcomatà-Romeo, i numeri (sempre quelli più ostinati delle parole) sono impietosi. La lista di Zingaretti – Piazza Grande – esce bene dalla provincia, ma non entusiasma in città.

Proprio dove Falcomatà, tra qualche mese, vorrebbe richiedere la fiducia ai reggini dopo i cinque anni di amministrazione. La compagine di Martina vince in zone chiave della città: dal Centro Storico a Catona-Rosalì, Pellaro-Bocale, Santa Caterina. Zingaretti va bene, invece, nel rione Gebbione, a Gallico e ad Archi. Ma, nel complesso, non c'è quel divario che, ragionevolmente, ci si poteva aspettare per vari motivi.

Zingaretti, infatti, era di fatto sostenuto da quello che si potrebbe definire l'establishment. Un sindaco in carica da quasi cinque anni e un capogruppo in consiglio regionale (con tutto il contorno, evidentemente) non avrebbero dovuto avere – sulla carta – difficoltà a vincere a mani basse. Peraltro, era dato da tutti per vincente, quindi, in una fase a dir poco favorevole, molti altri avrebbero potuto scegliere di andare a favore di vento.

Così non è stato. O, almeno, non con proporzioni rassicuranti in vista delle Amministrative, su cui, evidentemente, Falcomatà si gioca molto, non solo per la riconferma alla carica di primo cittadino, ma anche per rilanciarsi eventualmente a livello nazionale. Se la politica ha ancora un senso, il dato che fuoriesce dalle Primarie non può che essere un primo campanello d'allarme per Falcomatà che, a questo punto, dovrebbe seriamente rivalutare quanto svolto in tutti questi anni e, soprattutto, quanto percepito dalla popolazione. Sebbene, in questa fase, il principale alleato per la riconferma di Falcomatà sembra essere proprio il centrodestra che dovrebbe invece essere l'avversario privilegiato, il sindaco uscente potrebbe riuscire nel miracolo di perdere da solo.

Non è facile e, al momento, nemmeno probabile. Ma ci sono quei numeri ostinati. Con un po' di sale in zucca, ci sarebbe da preoccuparsi.