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I nuovi ospedali calabresi: una storia infinita? Intanto, si continua a soffrire…

ospedaledellapianadi Mario Meliadò - Era l'ottobre 2018 quando Carletto Guccione – la "spina nel fianco" del centrosinistra a Palazzo Campanella – invocava a gran voce l'arrivo di un commissario governativo per rendere effettivo l'avvio della realizzazione degli attesissimi nosocomi.

Trascorso poco meno di un altro anno, non è che si sia mosso granché. E l'impressione è delle più brutte che si possano avere.

A fronte di un controvalore da 443 milioni di euro, gli ospedali della Piana di Gioia Tauro, di Vibo Valentia e della Sibaritide più che a strutture sanitarie somigliano alla Sfinge, latori di un mistero quasi inestricabile.

Sì, perché è appena il caso di ricordare che sono ormai 12 anni o quasi, visto che il finanziamento fu annunciato nel dicembre del 2007, che la Calabria combatte per (a volte, tuttavia, sembrerebbe che in realtà combatta "contro") questi nuovi ospedali, per un finanziamento all'epoca strappato al ministro della Salute Livia Turco da 196 milioni di euro (al tempo per quattro ospedali, includendovi il nuovo sito di Catanzaro), che col passare degli anni tuttavia è parso essere sempre più inadeguato sotto il profilo delle risorse, oltre a svelare la sempre maggior difficoltà a farle veramente, queste nuove strutture ospedaliere.

Rimarrà negli annali la previsione dell'allora Governatore calabrese: «Con un'ordinanza di Protezione civile costruiremo in due anni e mezzo i 4 nuovi ospedali», disse appunto l'ex ministro nel 2007. Non è andata esattamente così.

Fin troppo scontato che, a fronte di motivi gravi d'impasse e di sostanziale inerzia, col passare del tempo vari amministratori della cosa pubblica su scala regionale abbiano sentito il dovere di tracciare alcuni importanti "aggiornamenti".

Ed ecco, solo il 4 aprile scorso, la conferenza stampa del Governatore in carica Mario Oliverio e del suo delegato "storico" alla Sanità, l'ex consigliere Franco Pacenza, presenti anche il presidente della Terza commissione consiliare "Sanità" Michele Mirabello e il dirigente all'Edilizia sanitaria Pasquale Gidaro: con 701 milioni di euro complessivi – di cui peraltro 25 serviranno all'adeguamento del nosocomio di Crotone e 20 per potenziare quello di Lamezia Terme – prenderà corpo l'Accordo di programma integrativo straordinario stipulato coi Ministeri della Salute e dell'Economia, che ricomprendende "nuovamente" il sito ospedaliero del capoluogo di regione e includendo stavolta pure Cosenza.

A Reggio Calabria, fanno parte dello stock i 180 milioni stanziati a suo tempo dall'Inail per i lavori all' "Eugenio Morelli" che determineranno il nuovo "Grande ospedale metropolitano", che com'è noto non avrà più luogo lì dove sorgevano gli storici Ospedali riuniti.

Nella Mario's version, ben 375 milioni (191 dei quali di mano privata) andranno poi a rendere possibile la costruzione del nuovo "Annunziata" di Cosenza e tre saranno gli interventi su Catanzaro (275 milioni di euro l'importo complessivo): il nuovo ospedale (che da solo "vale" 170 milioni), la Cittadella della salute e l'adeguamento funzionale e impiantistico del Policlinico "Mater Domini", già azienda ospedaliera autonoma prima dell'accorpamento col "Pugliese-Ciaccio".

Ed è chiaro che anche qui c'è stata, sollecitata, una previsione in termini cronologici: apertura dei cantieri entro fine 2020, ma «se fossimo in un Paese normale», s'è premurato di specificare Mario Oliverio.

Già. Ma a quanto pare non lo siamo: tutto ci dice questo.

E infatti, quanto ai tre nuovi ospedali, aveva scandito il Presidente della Giunta regionale, per Gioia Tauro ha preso il via la conferenza di servizi sul progetto definitivo (mai portato a termine fin qui), quanto a Vibo Valentia ci sono i lavori idrogeologici in corso, rispetto alla nuova struttura della Sibaritide, ultimati i lavori del progetto-stralcio, se ne stanno edificando le fondamenta.

E qui ci starebbe da "non sparare sulla Croce Rossa" per non scandagliare al millimetro lo scandalo-Tecnis, con gli arresti nell'ottobre 2015 (operazione "Dama Nera" riguardo agli appalti Anas) degli imprenditori Concetto Bosco e Francesco Domenico "Mimmo" Costanzo (peraltro, fino ad allora considerato intrepido volto dell'"antimafia da cantiere") e i mille rallentamenti che hanno portato a un passo dall'azzeramento dei nuovi ospedali della Piana e della Sibaritide, dove peraltro nel febbraio 2016 furono sequestrate le quote azionarie di Tecnis, Artemis e Cogip su disposizione della Direzione distrettuale antimafia di Catania.

Fatto sta che più di un esponente politico calabrese (cosa del tutto normale, alla luce della straordinaria importanza del tema per i corregionali) è tornato sul tema nelle ultime settimane.

Il consigliere gioiese di Forza Italia Peppe Pedà, nel rivendicare il potenziamento non solo di Polistena, ma anche di altri ospedali territoriali presenti sul territorio della Piana come appunto Gioia Tauro e Palmi, Taurianova e Oppido Mamertina, parla dei nosocomi a venire come di un «miraggio» e in particolare, rispetto al nuovo Ospedale unico della Piana, evidenzia che «se tutto andrà bene vedrà l'inizio lavori nell'estate del 2020», un po' come da Oliverio-pensiero, del resto.

«Solo riattivare gli ospedali esistenti nell'attesa del nuovo Ospedale della Piana», ad avviso di Pedà, «salverà la Sanità nella Piana di Gioia Tauro». E l'ex sindaco di Gioia chiarisce di aver «già chiesto di discuterne in Commissione Sanità alla presenza del generale Saverio Cotticelli», cioè il commissario governativo per il Piano di rientro dal maxidebito in Sanità succeduto a Massimo Scura, «e del dirigente generale del Dipartimento regionale Tutela della salute Antonio Belcastro, che hanno già dato la loro disponibilità a partecipare», scopo secondo il consigliere andare a varare «provvedimenti urgenti e improcrastinabili».

Tra questi, negli auspici di Peppe Pedà, anche una decisissima sterzata sulle risorse umane disponibili per il "Centro cuore" all'attuale Gom: senza una robusta iniezione d'assunzioni, ad agosto (cioè fra tre settimane circa...) il "gioiellino" Cardiochirurgia & reparti connessi potrebbero essere costretti a chiudere, è risuonato il suo grido d'allarme, per carenza di personale.

E proprio del nuovo Ospedale della Piana s'è appena occupata la deputata di Fratelli d'Italia (già candidata Presidente del centrodestra) Wanda Ferro, in un'interrogazione rivolta al premier Giuseppe Conte e ai ministro della Salute (Giulia Grillo) e allo Sviluppo economico (il vicepremier Luigi Di Maio). «Nonostante il lungo tempo trascorso, è ancòra fermo alla fase di progettazione definitiva – rileva la Ferro –, e non si vede ancòra all'orizzonte la posa della prima pietra».

Di qui la scelta di raccogliere «le sollecitazioni» dei cittadini dell'area, «che da tempo protestano per il blocco dell'iter», anche per la stridente contraddizione rispetto alla pomposa adozione di un provvedimento governativo "dedicato" come il controverso "decreto Calabria".

A questi e altri quesiti cosa risponderà l'esecutivo Conte?