Calcio
 

Reggina: quel pallone ormai bucato tra strada e orticello

pallone-bucatodi Paolo Ficara - Il pallone e lo spillo. Dicesi volgarmente spillo quell'oggetto utile ad entrare nella camera del pallone, allo scopo di poterlo gonfiare. Ma se per spillo intendiamo quello più comune, ossia il sartoriale, metterlo a contatto con un pallone significherebbe bucarlo. Quei ragazzi abituati a giocare per strada (ancora ne becchiamo qualcuno, anche se raramente si arriva all'11 contro 11) lo sanno benissimo: se il pallone si buca o si perde, quello di scorta non sempre c'è. E se non c'è, partita finita e tutti a casa.

Da tre anni e mezzo si sta sbagliando spillo. E sto povero pallone, punzecchiato su più punti come se fosse una bambola voo-doo, è ormai pronto a scoppiare. Dicendo questo (belli i tempi in cui potevamo risparmiarci la parafrasi delle metafore), riconosciamo almeno l'intenzione iniziale di volerlo gonfiare, nel 2015, questo pallone. Ma la totale inadeguatezza nello scegliere gli strumenti più inadatti, o per meglio dire esattamente contrari allo scopo. Nonché la perseveranza nell'applicarli.

Forse perché non erano abituati a giocare per strada. E non conoscono l'importanza di quell'unico pallone.

Mentre ci si accapiglia, non tutti in buona fede, nel proteggere orticelli individuali o familiari, il calcio professionistico a Reggio rischia di sparire. Per due effetti (e non cause). A breve verrà discussa un'istanza fallimentare avverso la Urbs Reggina. Le risorse per tacitare l'istante all'istante, non ci sono. Altrimenti sarebbe già stato tacitato. E questo è risaputo, almeno per i lettori del Dispaccio che avranno letto sbigottiti le interviste all'avvocato Mattia Grassani. Ciò che non è risaputo, riguarda l'esistenza di altre esposizioni verso creditori ben diversi.

L'altro effetto riguarda la posizione compromessa, in termini giudiziari, di due soggetti che vantano chi risorse, chi competenze, ed entrambi smisurata passione per poter ipoteticamente dare una mano. I guai di Giuseppe Cosentino sono noti e ad oggi irrisolti. Quelli di Lillo Foti non lo porranno nelle condizioni di rispondere a chi, da quel palazzo del governo del calcio in cui lo conoscono (e lo stimano), provava a sollecitarlo per coinvolgere nuove forze da fuori.

Gradiremmo che fossero chiari due concetti. Così come accaduto nel 2015 dopo anni di feroci critiche mosse dalle nostre colonne verso il presidente Foti, non godremo e non esulteremo nemmeno stavolta di fronte ad un possibile, nuovo tracollo per il calcio nella nostra città. Al di là della differenza abissale tra chi ha costruito un impareggiabile periodo d'oro, e chi invece ne ha fatto scaturire il più scarso e triste di sempre. Il secondo concetto è il seguente: in vista della stagione 2019/20, sarà molto difficile che la Figc neghi l'aspetto civilistico della vicenda marchio. Significa che la Reggina Calcio tornerà. E tornerà perché le cose vanno fatte in una certa maniera, in tutte le piazze (chiedete ai presidenti che hanno speso decine di milioni, in un post-fallimento). E tornerà a prescindere da qualsiasi indagine sui singoli soggetti.

C'è un terzo concetto, e questo deve essere chiarissimo. Senza una proprietà solida, può tornare la Reggina Calcio come può tornare la AS Reggina così come si può prolungare fino a giugno l'agonia della Urbs. Ma sempre dalla strada ripartiremo. Per proprietà solida, intendiamo una società in cui il più timido debba investire 200 mila euro iniziali. Se si costituisce una società in cui il più coraggioso ne mette 100.000, di differenze (in meglio) con realtà che militano in Serie D o in Eccellenza non ne coglieremmo.

Il quarto concetto immaginiamo che lo afferreranno in pochi, finché non avverrà l'irreparabile. Se non c'è una società pronta a rilevare in corsa un eventuale fallimento della Urbs Reggina (cui auguriamo di evitarlo), pur nella consapevolezza di dover rimediare in un secondo momento alle grane marchio e Sant'Agata, il calcio professionistico andrà nel cassetto dei ricordi per almeno un anno. Almeno. È vero che ci sarebbe tempo fino a giugno per individuare una proprietà solida che riparta dalla Serie D come Reggina Calcio e col Sant'Agata. Ma è anche vero che se non la si trova, si riparte dalla D (o più giù) e chissà per quanto tempo ci si rimane. Oppure non si riparte affatto e si rimane fermi, soluzione che col senno di poi andava adottata nel 2015. Anche perché sarebbe il secondo tracollo in pochi anni, e la credibilità di una piazza non è eterna.

Prima che il Tribunale prenda decisioni, ci sarà lo scoglio della scadenza federale nonché l'appello per il caso fidejussione. Questi due appuntamenti avranno un peso, perché determineranno l'entità complessiva di una penalizzazione inevitabile. Vi ringraziamo per la pazienza di aver letto fino all'ultimo capoverso, ora potete riprendere col tutti contro tutti. Ma a breve, la guerra civile potrebbe "giocarsi" senza pallone.