Marcianò (Map): “Porti chiusi? La Cgil dovrebbe interessarsi con la stessa determinazione anche della salute dei calabresi”

"Prima di tutto il rispetto per la vita umana, ma allo stesso tempo anche il diritto alla salute e alle prestazioni sanitarie gratuite per tutti.

Organizzare Sit-In contro la chiusura dei porti italiani che, secondo la CGIL ha dei risvolti drammatici, poiché provocherebbe la morte di migliaia di africani e non protestare alla stessa maniera a favore del diritto alla salute dei cittadini italiani (in questo caso dei calabresi), rende palese quanto sia strumentalizzato il problema migranti e quanti interessi politici-economici sono collegati agli sbarchi degli stessi, al punto tale, da dimenticare il dramma sanità in Calabria.

La CGIL, preferisce sfruttare l'onda e l'orda degli immigrati, perché, oggi, sono molto più facili da manipolare, rispetto ai lavoratori italiani che come tutti sanno, ormai, nel sindacato, non ci credono più. Coltivare la loro simpatia potrebbe servire a creare una nuova base sindacale formata da iscritti immigrati e accaparrarsi un bacino di voti che, in politica, durante le tornate elettorali fanno comodo. La logica della CGIL, secondo la quale, vietando l'attracco delle navi ONG nei porti italiani il Governo trasgredisce i trattati internazionali e si rende responsabile della morte dei migranti non ha nessun fondamento giuridico, in quanto, vige sì l'obbligo internazionale di recuperare i naufraghi ma non di ospitarli successivamente soltanto nel territorio italiano.

In Europa ci sono centinaia di porti che possono essere utilizzati anche per lo sbarco degli immigrati. I fatti, fino a ieri, hanno sempre dato una chiara visione della realtà.

L'Italia è stata usata e abbandonata a stessa, con un carico d'immigrati al limite della sopportazione. Mentre Frontex, (istituito dalla UE) che doveva vigilare per bloccare alle frontiere i flussi irregolari degli immigrati, non ha operato nella giusta direzione, permettendo addirittura che i barconi superassero le acque territoriali libiche per poi obbligare i comandanti delle navi civili e militari in transito a recuperare i naufraghi e contestualmente favorire le ONG a intervenire senza problemi.

Immigrazione e sanità sono le facce della stessa medaglia. Il diritto alla vita e il diritto alla salute corrono parallelamente su due binari che vanno nella stessa direzione. La CGIL, probabilmente vede le cose da un'altra angolatura, organizzando i Sit-in soltanto pro-sbarco, dimenticando che, soprattutto in Calabria, in questo momento, la Popolazione sta vivendo il dramma della mala-sanità, che merita la stessa attenzione. Anche in questo caso si gioca con la vita degli esseri umani che necessitano di esami clinici e cure per vivere.

Se c'è tanto interesse e preoccupazione per salute degli immigrati, non capisco perché la CGIL non presta altrettanta attenzione per la tutela della salute nei confronti Calabresi". Lo afferma il coordinatore nazionale del Map Pietro Marcianò.