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Due scrittori a confronto: il carteggio tra La Cava e Seminara nell’ultimo incontro del convegno promosso dal Cis

incontrocaffeletterariolacavadi Mariateresa Ripolo - Amici fraterni, confidenti, lettori e critici l'uno dell'altro. Mario La Cava e Fortunato Seminara sono due giganti della letteratura, due scrittori che hanno saputo raccontare pregi e difetti di una Calabria che ha da sempre faticato ad emergere, anche da un punto di vista culturale, una situazione dalla quale non si sono mai fatti intimidire fino alla fine.

Si è concluso a Bovalino il convegno promosso dal CIS (Centro Internazionale Scrittori della Calabria) a loro dedicato, tre incontri, il primo a Maropati e il secondo a Reggio Calabria, ai quali hanno partecipato esperti e studiosi di due scrittori che pur essendo rimasti nei loro paesi d'origine sono riusciti comunque a far sentire la propria voce e che oggi andrebbero riscoperti anche alla luce dei particolari inediti rivelati sia nelle opere pubblicate postume sia, e soprattutto, nell'intenso scambio epistolare che ha caratterizzato la fraterna amicizia tra i due.

All'ultimo incontro, che si è tenuto a Bovalino presso il Caffè Letterario "Mario La Cava", hanno preso parte al dibattito oltre al presidente del Caffè Domenico Calabria, il Prof. Erik Pesenti Rossi, il Prof. Carmine Chiodo e Giulio Ierace, Presidente della Fondazione Fortunato Seminara.

"Il carteggio tra Seminara e La Cava è ancora in fase di ricostruzione, siamo riusciti a ritrovare numerose lettere che La Cava inviava a Maropati e grazie alla famiglia La Cava abbiamo le risposte che Seminara inviava a Bovalino, ma c'è un buco di venticinque anni tra il 1945 e il 1970", ha spiegato Erik Pesenti Rossi, professore e studioso francese che attraverso lo studio intenso delle opere di Seminara si è avvicinato anche alla figura di La Cava arrivando a tradurre in francese i "Caratteri" dello scrittore bovalinese. 

Il carteggio analizzato dal prof. Pesenti Rossi rivela particolari decisamente inediti dei due scrittori che dagli anni '30 in poi sono rimasti in contatto fino all'ultima lettera che risale al 1981, tre anni prima della morte di Seminara (leggi qui l'approfondimento del Dispaccio). Lettere attraverso le quali vengono fuori i problemi e le inquietudini dello scrittore di Maropati che si sentiva isolato ed impossibilitato a cercare fortuna altrove, il desiderio di trasferirsi a Roma, così come racconta in una lettera a La Cava, il consiglio che gli veniva dato da Corrado Alvaro. E proprio su questo punto è intervenuto il prof. Carmine Chiodo che ha sottolineato l'importanza di considerare Seminara e La Cava due scrittori che vanno al di là di inutili definizioni ed etichette che possano ricondurli esclusivamente al fatto di aver scritto ed operato in Calabria: "Guardando a tutta la produzione di La Cava e Seminara mi sento di dire che questi due scrittori sono stati fraintesi dalla critica perché le origini di questi due scrittori non sono geografiche. La loro poetica e il loro stile vanno oltre le periferie in cui vivevano, erano in sintonia con la Letteratura italiana ed europea." Proprio per valorizzare le opere di scrittori che hanno contribuito a raccontare la Calabria all'Italia e al Mondo, l'Istituto Superiore Euclide di Bova Marina ha istituito un percorso triennale per la riscoperta di tre autori: Strati, La Cava e Alvaro. Un'iniziativa che ha come scopo principale quello di far conoscere ai più giovani opere di grandissimo valore e scrittori che hanno saputo raccontare il Novecento italiano attraverso storie ambientate in Calabria.